Tre Allegri Ragazzi Morti – Nel giardino dei fantasmi (2012)

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1 – Come mi guardi tu
2 – I cacciatori
3 – Bugiardo
4 – La mia vita senza te
5 – Alle anime perse
6 – La fine del giorno (canto n.3)
7 – La via di casa
8 – Bene che sia
9 – E poi si canta
10 – Il nuovo ordine
11 – Di che cosa parla veramente una canzone?

Non è solo ascoltare un disco;
non è solo un viaggio attraverso 12 ottime tracce di un ottimo disco.
E’ veramente come passeggiare in uno smisurato giardino, perdendo il proprio sguardo tra fiori sbiaditi e alberi meravigliosi nella loro arida secchezza. Non hai paura, mentre passeggi: solo una leggera inquietudine. Perchè mentre passeggi ti si affiancano una serie di fantasmi. Non hanno cattive intenzioni: vogliono soltanto renderti partecipe delle loro storie incredibili quanto realistiche.
Puoi mantenere lo sguardo saldo della ragazza in copertina: la testa alta, orgogliosa; le labbra quasi serrate senza tradire emozioni. Puoi lasciarti prendere da un po’ d’angoscia come il ragazzo, con le sue orbite oculari vuote e quei senti digrignati.
Di sicuro non potrai restare indifferente.
Appena entrato nel giardino, ti accoglierà l’ipnotica “Come mi guardi tu”, e poco dopo incontrerai uno dei fantasmi più terrificantemente malinconici dell’intero disco. E’ stato seppellito tanti anni fa, da un’Italia che non ha valorizzato i suoi talenti. E’ riemerso dalla terra e l’hanno riconosciuto solo dai denti e dai capelli blu. Una generazione intera si specchia in questo fantasma, non lo si può più ignorare ora che come uno zombie cammina accanto a noi.
E’ la volta, subito dopo, del fantasma del bugiardo. E penserai a tutte le volte in cui qualcuno ha ferito chi ti stava accanto, e non hai potuto fare che allontanarlo per paura di subire lo stesso trattamento. “Senti cosa dice, […] bugiardo d’un bugiardo. Non ti farò mai fare quello che hai fatto al mio terzo fratello…”. E’ un fantasma che fa paura, ma c’è spazio anche per la speranza: “ci libereremo presto dei tuoi orribili oracoli neri”. Il tutto accompagnato da una musica nello stile più “classico” dei Tre Allegri.
“La mia vita senza te” è stato il primo singolo. Il primo “rapimento”, il primo appagante assaggio del giardino. Il fantasma è… il più fantasma. Si parla dell’abbandono, della perdita. Può essere un lutto, una storia finita, un’amicizia in frantumi. Ci siamo passati tutti, ed allora il ritornello quasi ossessivo ci aiuta ad andare avanti, senza per questo perdere il ricordo e la preziosa presenza di chi non c’è più. “La mia vita senza te non è così diversa: io lo canto per non piangere e non piangerò”.
Ognuno ha le sue preferenze, i suoi gusti. Un migliore amico, una serie televisiva preferita, un libro del cuore. Normale quindi scegliere anche il proprio fantasma preferito, quello che ti fa battere il cuore più di ogni altro. Il mio è “Alle anime perse”, con le storie di due donne che si corteggiano per poi fondersi in una soltanto. Lei è la madre, forse. E l’altra la figlia. Accomunate dall’aver vissuto un amore forse sbagliato, ma che ha lasciato un’impronta sognante nei loro cuori. Che poesia strepitosa si spande: “Si disperava perché aveva sempre fame dei baci che non trovava più e che erano come il pane”, per fare un esempio.
“La fine del giorno” è fondamentalmente una strana canzone, inusuale quanto stupenda. Cori rilassanti per parole che colpiscono. Forse il fantasma evocato è quello del sole, che scandisce il tempo delle vite. Un sole che diventa metafora di una vita che ricomincia – “Si ricomincia da qui” – ma anche di una che si spegne, pronta a mutarsi in un nuovo fantasma – “Io sarò così alla fine del giorno, dormirò con te”.
“La via di casa” evoca lo spirito combattivo di chi è sempre diverso dal grigio e dalla conformità del mondo. L’orgoglio del sentirsi diversi, del sentirsi teste pensanti. Ma anche la fatica e le incomprensioni che si è destinati a subire. “Dimmi che cos’è che ti fa differente, che ti fa dubitar delle storie che senti dentro le canzoni”.
Anche in “Bene che sia” c’è una protagonista un po’ spaventata dal mondo: o almeno io lo leggo così. Decisa e confusa al tempo spesso. “Bene che sia resterò sola, male che sia torno da te”.
Arriva poi lo spettro della tossicodipendenza. “E poi si canta”, gelida e scanzonata. Parole toccanti, musica ossessiva… “e poi si canta” come un urlo che intervalla ogni frase. “Tirato quasi fuori, quasi pulito”.
“Il nuovo ordine” è un dub che ti prende e ti sbatte in faccia l’aridità della vita odierna. Soltanto una frase, ripetuta più e più volte, che si conficca nel cuore. “Hai sentito il nuovo ordine? nessun ragazzo sulla strada. E’ arrivato il nuovo ordine: nessun ragazzo sulla strada”. E cammini per la strada principale della tua città una sera qualsiasi e ti rendi conto di quanto sia vero. Nessun ragazzo per la strada. Il deserto. Il giardino dei fantasmi non è dunque lontano, non è un luogo onirico. Il giardino dei fantasmi è nel tuo paesino, nella tua città. Tutta l’Italia è un giardino popolato di fantasmi, in cui essere vivi diventa sempre più difficoltoso.
E tutte queste nuove consapevolezze si concretizzano nella ballata finale: “Di che cosa parla veramente una canzone?”. Puoi vederci chi vuoi. L’amico che ormai dà il meglio di sè soltanto ubriaco sul dancefloor. La ragazza che amavi e che se ne è andata. Il dolore del divorzio. i ventenni rinchiusi dentro un bar a raccontarsi palle. Il denaro, le difficoltà, gli sporadici sorrisi. Di un futuro che non c’è: perchè i fantasmi non hanno futuro.
Rinchiusi in un eterno presente, i fantasmi si sono fatti stretti stretti per stare in un unico, spettacolare disco. Li ascolti, lasci che le loro storie diventino le tue storie. Li vedi, grazie al delizioso packaging del disco (una piccola grande opera d’arte).
Era da un pezzo che non arrivava un disco così potente. Anche i lavori precedenti dei Tre Allegri… assolutamente ottimi. La Seconda Rivoluzione Sessuale, Primitivi del Futuro… prodotti ottimi, a cui però mancava quel qualcosa in più. Personalmente, soltanto l’immaginario sognante del Gorilla Bianco mi aveva scosso così tanto. Ma qui c’è una maggiore coesione anche rispetto ad allora; una maggiore maturità artistica. Che fa di questo disco, a mio parere, la migliore opera dei Tre Allegri Ragazzi Morti. E, senza ombra di dubbio, uno dei migliori dischi del panorama italiano degli ultimi anni.

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