Trattando dei motivi per cui vorrei essere smodatamente grosso

Ci sono tanti motivi per cui vorrei essere smodatamente grosso.
Qualche spiritosone potrebbe dirmi: “Ma tu sei già smodatamente grosso, hai una pancia che pari Babbo Natale!”. Touchè. Naturalmente però parlo di un altro modo di essere grosso: parlo di avere pettorali gonfi e sodi, tanto da ricordare uno di quei cyborg molto gettonati in una certa fantascienza di serie Z; avere bicipiti tali da non risultare ridicolo chiamandoli “pitoni”; avere addominali tanto tesi e sviluppati da potercisi rompere le mani tirandoci un pugno.
Quando qualche anno fa iniziai a fare palestra era quello il mio modello; poi le pretese si sono abbassate drasticamente. Mi è diventato chiaro che, per avere risultati come quelli che sognavo, avrei dovuto dedicarmi al mio fisico quasi a tempo pieno. E anche la genetica avrebbe dovuto venirmi incontro più di quanto avesse deciso di fare.
Però se potessi schioccare le dita e avere un fisico da cartoni animati lo farei. Perchè?

Naturalmente non per migliorare il mio rapporto con le donne. Perchè il super fisico non è poi così apprezzato dal tipo di ragazze che piacciono a me. E anche perchè un inguaribile imbranato resta tale anche con 20 Kg in più di massa muscolare.
No, direi che non mi servirebbe affatto nel mio rapportarmi col resto del mondo… almeno non direttamente.
Però senza dubbio acquisterei molta fiducia in me stesso, e quella non fa mai male. Sarei più spavaldo, più sicuro. Andrei in giro come un bellimbusto, canterebbero Elio e le Storie Tese (http://www.youtube.com/watch?v=3_cnDhyFJRY). Non tarderei sicuramente a cadere nella tentazione di passare le estati con addosso canottiere attillate, rasandomi la testa e magari tatuandomi qualche tribale privo di significato sulle enormi braccia. Sono un tipo pacifico, e di sicuro questo mio tratto si manterrebbe nonostante l’ipotetica montagna di muscoli. Insomma, non mi metterei a menare la gente (anche perchè, al di là del sentire comune, non basta certo essere grossi per picchiare la gente); però la guarderei in faccia senza remore quando cammino per strada.
In realtà non ho molta paura delle persone. Non sono uno di quelli che sognano di diventare grossi per sconfiggere le proprie paure. Al contrario, io vorrei diventare enorme per incutere terrore.

Ma so che, miei fedelissimi lettori, non vi accontentereste di questa lettura superficiale. Io stesso non me ne accontento, quando sempre più spesso mi chiedo il perchè del tanto tempo sprecato alla mia palestra.
E’ giusto allora scavare più a fondo; non so se sia giusto condividerlo con voi, ma ormai ho capito che questo è l’unico modo che ho per scavare dentro di me. Se non posso condividere quello che scopro cercando dentro di me, la mia pigrizia mi impedisce di guardare dentro all’abisso.
E allora la verità, nient’altro che la verità: non è vero che non ho paura. Non ho paura delle persone, ma sono terrorizzato dalla gente. Le mie scelte (discutibili) relative al mio futuro mi espongono ad una pletora di critiche, che arrivano indistintamente da amici, famiglia, conoscenti.
E poi mi sento brutto, e non posso far altro che desiderare di distogliere gli sguardi dal mio viso.
Ma che carino, Paolo, ha una crisi adolescenziale a 23 anni! Lui e il suo ridicolo complesso di Peter Pan!
E invece no, non c’è nessun complesso di Peter Pan. Io non vedo l’ora di crescere, ancora di più. Di sentirmi ancora più adulto. Non ho nessun desiderio di rimanere bambino, nè di regredire allo status infantile. Voglio autonomia, forza, responsabilità. Ma per avere queste cose, per crescere, devi essere accettato dagli altri. Lo sono? Non lo so. Di sicuro non mi sento accettato. E tanto basta per mandare tutto all’aria.
Da qui la paura di cosa gli altri pensano di me. Da qui il desiderio di essere enorme, grandissimo. Più forte di ogni giudizio, più grande di qualsiasi critica. Vorrei essere grossissimo per sentirmi un capolavoro. Vorrei essere apprezzato per un corpo perfetto. Non vorrei mai più sentire battutine sulla mia pancia, che mi feriscono adesso quanto mi avrebbero lasciato del tutto indifferente a 16 anni.
Sono soltanto turbe psicologiche, insomma.
Vorrei diventare enorme per essere accettato, certo, come no. Come se alla gente importasse qualcosa della circonferenza del tuo pettorale (importerebbe magari se io fossi una donna, ma non lo si chiamerebbe certo pettorale). Eppure è il mio piccolo grande sogno.

E poi c’è un altro aspetto da non sottovalutare. Io penso che il corpo sia uno degli specchi dell’anima.
Nella mia anima ora c’è tanta rabbia (non c’è soltanto quello, ma occupa un bello spazio). Rabbia perchè non ho avuto quello che meritavo, e ora che non merito un cazzo continuo a non avere un cazzo, perdonate il francesismo.
Rabbia perchè intorno a me vedo gente viscida raccogliere dove non ha seminato.
Rabbia perchè sotto sotto qualche sogno lavorativo ce l’avrei pure io, se non fosse che ormai pensare di fare una carriera nell’Università non è meno buffo di dire “Vorrei fare l’astronauta”.
Rabbia perchè vorrei dimostrare quanto valgo, perchè io so di valere ancora.
E allora vorrei essere enorme, per esprimere col mio corpo questa rabbia. Per esplodere di rabbia, facendo smorfie in stile cartoon. Come un Goku che diventa SuperSayan, o un Ken il guerriero che si carica prima della battaglia.
Per incutere un po’ di sano terrore quando mi incazzo veramente, e non sollevare soltanto ilarità. Per incutere nella gente una minima parte della paura che la gente mi fa.

E allora? Allora spendo il mio tempo in palestra pur sapendo di non poter diventare enorme. E’ un po’ come inseguire un sogno a metà, diciamo “inseguirlo per hobby”.
E i motivi per cui lo faccio sono quelli che ho esposto. Contorti e stupidi finchè volete, ma in fin dei conti logici.
L’avete seguita la logica?
Paolo diventa enorme -> Paolo fa paura -> Paolo non ha più paura -> Paolo si sente sicuro —– – - – - – - —>Paolo diventa il figo definitivo.
Bene. Ora sapete perchè vorrei essere enorme. Non penso che vi cambierà la giornata, ma ne sapete una in più sul conto di un normale ragazzo italiano qualunque, coi suoi sogni del cazzo ridimensionati da una realtà carogna.

Perdonate il post un po’ più volgare rispetto al mio solito. Diciamo che il volgarometro è salito a 6/10, e questo post è automaticamente sconsigliato ai minori di 14 anni. Se non accompagnati da un genitore. E se un genitore dovesse mai accompagnare il proprio figlio sul mio blog, sarei il primo a dirgli che probabilmente sta sbagliando qualcosa.
Davvero, perdonate lo sproloquio e le parolacce. E’ che parlare della mia rabbia mi mette rabbia.

Posted on 27 gennaio 2012, in Uncategorized and tagged , , , , . Bookmark the permalink. 3 commenti.

  1. hei Paolo. Ho letto con attenzione questo tuo “racconto”. Mi sono ritrovata in molte cose, molti complessi psicologici che io stessa a volte mi faccio. Ma ho anche qualche obbiezione. Hai detto che secondo te il corpo è un po’ lo specchio dell’anima, e su questo sono d’accordo sono fino ad un certo punto. Come hai detto: tu sei Paolo, e lo saresti anche con degli enormi pettorali; e forse quella “pancetta” di cui tanto ti preoccupi è una parte di te. Ho vissuto anni non molto felici vivendo quelle battutine sulla mia scarsa altezza come offensive, stavo male e pensavo: ma quando cresco? Penso sia più o meno la stessa situazione. Poi ho capito una cosa. Noi siamo ciò che siamo, ogni dettaglio, ogni difetto è comunque parte di noi, si trasforma in identità. Ho imparato a scherzare sul mio essere bassa perché così è molto più semplice, per me e per gli altri. E se mi chiedessero ora: vorresti essere alta? Sai cosa direi: direi NO! Perché è una parte di me, una parte che ha contribuito a formare la ragazza che sono diventata, e io amo questa ragazza. E penso anche che se tu vivi questa ironia in modo spiacevole, dovresti condividerlo, ma non su un sito web. Dovresti dirlo ai tuoi amici, da cui ti senti magari deriso, e sono sicura che la smetterebbero, perché al 90% dei casi, queste battutine arrivano sotto forma di ironia buona e non cattiva. Sul fatto dell’essere brutto potrei scriverti: la bellezza non è nell’aspetto esteriore. Parola sentite e risentite e cui, peraltro, non credo molto nemmeno io. Una cosa che ho imparato e che noi non possiamo modificarci molto, un po’ sì, ma non molto. Quindi dobbiamo accettarci, e lo possiamo fare con il sorriso o con la rabbia. Io ho scelto la prima ipotesi, provaci anche tu, Capisco che il punto di vista di un ragazzo di 23 anni è differente dal mio, però se ti possono essere d’aiuto queste sono le mie idee. A un’altra cosa. ricordati che un uomo con tanta massa muscolare in duello contro un uomo che possiede tanta massa celebrale, non ha speranze. Penso si possa “spaccare” con cultura ed eloquenza, due caratteristiche che penso tu abbia. Per me è meglio un libro letto in più rispetto ad un inutile tatuaggio tribale privo di significato. Ciao …

    P.s. non so se la tua pancia sia mai stata oggetto di qualche mia battuta, se lo è stata, scusami.

  2. Ciao mia cara. Inizio chiedendoti scusa per il ritardo: come ti dicevo, il tuo bellissimo commento meritava una risposta adeguata, non un “Grazie” scritto in fretta e furia.

    Voglio innanzitutto dirti che considero il corpo soltanto uno degli specchi dell’anima. Siamo circondati di persone che pensano che sia l’unico specchio: e sono fermamente contrario. Se devo essere onesto, ammiro coloro che pensano il corpo non sia affatto uno specchio: e diciamo pure che fino ai vent’anni facevo felicemente parte di quella categoria. Ora sono arrivato a pensare, appunto, che sia UNO degli specchi.
    Sai, le battute mi feriscono ma per un motivo molto semplice: perchè è colpa mia. Quando qualcuno ironizza sui miei capelli bianchi, non può ferirmi: perchè come giustamente dicevi nel tuo commento, quei capelli bianchi sono una parte di me. Che può piacere o non piacere, ma che contribuisce a fare di me quello che sono.
    La pancia è una questione diversa: perchè è figlia solo del mio disordine alimentare. Non è una parte di me: semmai è l’espressione di un mio errore, un mio modo sbagliato di pormi col mondo. Dio benedica, in fin dei conti, chi mi fa notare che mi sono “lasciato andare”: è uno sprono per migliorarmi.

    Parli dell’accettare se stessi, e ti assicuro che è una ricchezza enorme. Da inseguire anche per una vita intera. Anche io ci sto provando, a mio modo, ma ho bisogno che qualcuno mi dia una mano. Ti ricordi il nostro Povia, quando canta “Mi hanno detto che prima devi esserci con te stesso se vuoi esserci con un altro. Ma ho bisogno di un altro per capire cos’è che devo mettere a posto di me.”. Ecco, la penso anche io così. Trovare veramente se stessi è un lavoraccio, un lavoro che si deve fare con fortissima volontà e che nessun altro può fare al posto nostro. Ma gli altri, questo sì, possono darti una grande mano.

    E, fidati, anche questo tuo commento è “una grande mano”. Perchè spesso quando penso queste cose ho l’impressione che non interessino a nessuno, dato il giudizio su di me è già stato scritto. Sulla questione di scriverle suo mio blog… è solo il mio modo di esprimermi. E’ il mio piccolo modo di essere aperto al cento per cento al mondo. Poi è chiaro che le vicende personali le tengo per me (o per i miei amici): ma le mie idee, quelle sì, sono tutte su queste pagine. Mi piace pensare che quando qualcuno “partendo da zero” voglia conoscermi, abbia questo posto qui da visitare. Poi è chiaro che dovrà approfondire, non bastano certo un centinaio di scritti. Ma sarà un bel punto di partenza.

    Un grosso bacio, Paolo

  3. risposta della risposta. Comincio dicendo che la citazione di Povia mi ha conquista. Ho iniziato a cantare come una scema (= Comunque ho capito tutto ciò che mi dici, la questione della pancia e dei capelli. E sono sicura che tutto ciò che scrivi interessi molto chi ti sta accanto invece. Ma penso anche che gli amici non abbiano bisogno di leggere sul computer per conoscerti. Bhe, sono d’accordo con te nel dire che il fisico è uno degli specchi dell’anima. Forse un ragazzo o una ragazza belli possono essere avvantaggiati ad un primo impatto, ma una relazione solida si basa su ben altri aspetti, non morfologici. Si guarda al di là dell’aspetto esteriore, si scava più a fondo. Ora che ci penso meglio, no, non è uno specchio dell’anima. E’ solamente un elemento che può, o meno, aiutarti. E non mi ringraziare per il commento, mi piace molto parlare con te, cosa che ultimamente succede molto spesso! Ciao caro, tornerò ancora (=

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