Archiviazioni mensili: gennaio 2012
Trattando dei motivi per cui vorrei essere smodatamente grosso
Ci sono tanti motivi per cui vorrei essere smodatamente grosso.
Qualche spiritosone potrebbe dirmi: “Ma tu sei già smodatamente grosso, hai una pancia che pari Babbo Natale!”. Touchè. Naturalmente però parlo di un altro modo di essere grosso: parlo di avere pettorali gonfi e sodi, tanto da ricordare uno di quei cyborg molto gettonati in una certa fantascienza di serie Z; avere bicipiti tali da non risultare ridicolo chiamandoli “pitoni”; avere addominali tanto tesi e sviluppati da potercisi rompere le mani tirandoci un pugno.
Quando qualche anno fa iniziai a fare palestra era quello il mio modello; poi le pretese si sono abbassate drasticamente. Mi è diventato chiaro che, per avere risultati come quelli che sognavo, avrei dovuto dedicarmi al mio fisico quasi a tempo pieno. E anche la genetica avrebbe dovuto venirmi incontro più di quanto avesse deciso di fare.
Però se potessi schioccare le dita e avere un fisico da cartoni animati lo farei. Perchè?
Naturalmente non per migliorare il mio rapporto con le donne. Perchè il super fisico non è poi così apprezzato dal tipo di ragazze che piacciono a me. E anche perchè un inguaribile imbranato resta tale anche con 20 Kg in più di massa muscolare.
No, direi che non mi servirebbe affatto nel mio rapportarmi col resto del mondo… almeno non direttamente.
Però senza dubbio acquisterei molta fiducia in me stesso, e quella non fa mai male. Sarei più spavaldo, più sicuro. Andrei in giro come un bellimbusto, canterebbero Elio e le Storie Tese (http://www.youtube.com/watch?v=3_cnDhyFJRY). Non tarderei sicuramente a cadere nella tentazione di passare le estati con addosso canottiere attillate, rasandomi la testa e magari tatuandomi qualche tribale privo di significato sulle enormi braccia. Sono un tipo pacifico, e di sicuro questo mio tratto si manterrebbe nonostante l’ipotetica montagna di muscoli. Insomma, non mi metterei a menare la gente (anche perchè, al di là del sentire comune, non basta certo essere grossi per picchiare la gente); però la guarderei in faccia senza remore quando cammino per strada.
In realtà non ho molta paura delle persone. Non sono uno di quelli che sognano di diventare grossi per sconfiggere le proprie paure. Al contrario, io vorrei diventare enorme per incutere terrore.
Ma so che, miei fedelissimi lettori, non vi accontentereste di questa lettura superficiale. Io stesso non me ne accontento, quando sempre più spesso mi chiedo il perchè del tanto tempo sprecato alla mia palestra.
E’ giusto allora scavare più a fondo; non so se sia giusto condividerlo con voi, ma ormai ho capito che questo è l’unico modo che ho per scavare dentro di me. Se non posso condividere quello che scopro cercando dentro di me, la mia pigrizia mi impedisce di guardare dentro all’abisso.
E allora la verità, nient’altro che la verità: non è vero che non ho paura. Non ho paura delle persone, ma sono terrorizzato dalla gente. Le mie scelte (discutibili) relative al mio futuro mi espongono ad una pletora di critiche, che arrivano indistintamente da amici, famiglia, conoscenti.
E poi mi sento brutto, e non posso far altro che desiderare di distogliere gli sguardi dal mio viso.
Ma che carino, Paolo, ha una crisi adolescenziale a 23 anni! Lui e il suo ridicolo complesso di Peter Pan!
E invece no, non c’è nessun complesso di Peter Pan. Io non vedo l’ora di crescere, ancora di più. Di sentirmi ancora più adulto. Non ho nessun desiderio di rimanere bambino, nè di regredire allo status infantile. Voglio autonomia, forza, responsabilità. Ma per avere queste cose, per crescere, devi essere accettato dagli altri. Lo sono? Non lo so. Di sicuro non mi sento accettato. E tanto basta per mandare tutto all’aria.
Da qui la paura di cosa gli altri pensano di me. Da qui il desiderio di essere enorme, grandissimo. Più forte di ogni giudizio, più grande di qualsiasi critica. Vorrei essere grossissimo per sentirmi un capolavoro. Vorrei essere apprezzato per un corpo perfetto. Non vorrei mai più sentire battutine sulla mia pancia, che mi feriscono adesso quanto mi avrebbero lasciato del tutto indifferente a 16 anni.
Sono soltanto turbe psicologiche, insomma.
Vorrei diventare enorme per essere accettato, certo, come no. Come se alla gente importasse qualcosa della circonferenza del tuo pettorale (importerebbe magari se io fossi una donna, ma non lo si chiamerebbe certo pettorale). Eppure è il mio piccolo grande sogno.
E poi c’è un altro aspetto da non sottovalutare. Io penso che il corpo sia uno degli specchi dell’anima.
Nella mia anima ora c’è tanta rabbia (non c’è soltanto quello, ma occupa un bello spazio). Rabbia perchè non ho avuto quello che meritavo, e ora che non merito un cazzo continuo a non avere un cazzo, perdonate il francesismo.
Rabbia perchè intorno a me vedo gente viscida raccogliere dove non ha seminato.
Rabbia perchè sotto sotto qualche sogno lavorativo ce l’avrei pure io, se non fosse che ormai pensare di fare una carriera nell’Università non è meno buffo di dire “Vorrei fare l’astronauta”.
Rabbia perchè vorrei dimostrare quanto valgo, perchè io so di valere ancora.
E allora vorrei essere enorme, per esprimere col mio corpo questa rabbia. Per esplodere di rabbia, facendo smorfie in stile cartoon. Come un Goku che diventa SuperSayan, o un Ken il guerriero che si carica prima della battaglia.
Per incutere un po’ di sano terrore quando mi incazzo veramente, e non sollevare soltanto ilarità. Per incutere nella gente una minima parte della paura che la gente mi fa.
E allora? Allora spendo il mio tempo in palestra pur sapendo di non poter diventare enorme. E’ un po’ come inseguire un sogno a metà, diciamo “inseguirlo per hobby”.
E i motivi per cui lo faccio sono quelli che ho esposto. Contorti e stupidi finchè volete, ma in fin dei conti logici.
L’avete seguita la logica?
Paolo diventa enorme -> Paolo fa paura -> Paolo non ha più paura -> Paolo si sente sicuro —– – - – - – - —>Paolo diventa il figo definitivo.
Bene. Ora sapete perchè vorrei essere enorme. Non penso che vi cambierà la giornata, ma ne sapete una in più sul conto di un normale ragazzo italiano qualunque, coi suoi sogni del cazzo ridimensionati da una realtà carogna.
Perdonate il post un po’ più volgare rispetto al mio solito. Diciamo che il volgarometro è salito a 6/10, e questo post è automaticamente sconsigliato ai minori di 14 anni. Se non accompagnati da un genitore. E se un genitore dovesse mai accompagnare il proprio figlio sul mio blog, sarei il primo a dirgli che probabilmente sta sbagliando qualcosa.
Davvero, perdonate lo sproloquio e le parolacce. E’ che parlare della mia rabbia mi mette rabbia.
30 Giorni di Musica
Una delle ultime mode imperversate su Facebook è quella del “30 giorni di musica”.
Di per sè consisterebbe nel pubblicare, per trenta giorni consecutivi, una canzone che ha una valore particolare. Mi sembrava una cosa carina, ma preferisco non vivere la frustrazione di pubblicare per trenta giorni consecutivi link che non guarderà nessuno e che non interessano a nessuno. Poi mi sono ricordato di avere un blog e che un blog non serve sempre e per forza a fare solo interventi seri e significativi. I miei lettori di vecchia data ricorderanno un periodo passato a pubblicare due o tre volte al mese i famigerati test del tipo “il tuo colore preferito? chi è il tuo modello di donna? cosa stai facendo in questo momento? di che colore sono le tue mutande preferite?”.
Non temete: sono tempi che non torneranno.
E poi questo post mi serve per provare il tag “more”. Insomma, dovete cliccare qui sotto per continuare a leggere (spero che funzioni).
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Persone belle come il cielo stellato
Ci sono persone belle come un cielo stellato.
Uno di quei cieli tersi d’inverno, splendido regalo di qualche notte gelata. Un tesoro dall’inestimabile valore, donato a chi ha il coraggio di fermarsi per un po’ a testa in su, nonostante il freddo. Quando la notte è così tenebrosa che sembra volerti rapire ad ogni tuo passo, quando non puoi togliere le mani dalle tue tasche se non vuoi congelarti le dita. E guardi il cielo, ed è stupendo. Le stelle sono innumerevoli e non c’è spazio nemmeno per una nuvola. Concentrati su una stella, una soltanto. Cos’è, se non un puntino luminoso in mezzo alle tenebre? Può essere pure la più bella, ma da sola è poca cosa.
Per questo non ho esordito dicendo che “ci sono persone belle come una stella”. Sarebbe stato limitante. Chiunque può essere bello come una singola stella. Poche sono invece le persone degne di essere paragonate ad un intero cielo. Sono individui che sfuggono ad ogni definizione e ad ogni iconografia. Non esiste una canzone che, da sola, possa raccontarti di loro. Non esiste un’opera d’arte che possa render loro giustizia: anche un Caravaggio impallidisce al loro cospetto. Non puoi descrivere queste persone a parole: tanto basta per rendere vano anche questo post. Sono semplicemente troppo belle per la comprensione umana: per questo le accosto al cielo. Una bellezza smisurata, incomprensibile, incolmabile. Una meraviglia tale da lasciarti senza fiato.
Così come poche persone si fermano a guardare il cielo stellato in una fredda notte d’inverno, sono in pochi ad accorgersi della particolarità di queste persone. Passano inosservate, tra tutte le altre. Ci camminano in mezzo, ci parlano, ci fanno perfino l’amore. Nemmeno esse stesse sono consce della loro bellezza. Forse se lo sapessero sarebbero meno belle, perchè più presuntuose o troppo sicure di sè. La gente comune preferisce altri tipi di bellezza. La bellezza di “tette grosse&culi sodi”, quella di una muscolatura scolpita; la bellezza di un importante conto in banca o di una travolgente carriera. Bellezze monodimensionali. Magari notevoli, ma mai complete.
La verza Bellezza, quella del cielo stellato, è composta da tante dimensioni che si completano l’una con l’altra. Si tratta di un equilibrio difficilissimo, quasi impossibile. Mi è permesso chiamarlo “miracolo”? Basterebbe un po’ più di vanagloria. O di arroganza. Un pelo di opportunismo. Una qualsiasi di queste cose (e chissà quante altre!) e tutto il cielo verrebbe giù. Ma questo non succede, perchè il miracolo si perpetua giorno dopo giorno. Può essere che una nuvola imbruttisca il cielo per qualche periodo, ma le nuvole son ben più effimere delle stelle. Proprio quando arrivi a pensare che anche quella persona si sia rovinata, lei ti stupisce e in un colpo solo riacquista tutta la sua incommensurabile bellezza. Come se non l’avesse mai persa. Perchè non l’aveva mai persa.
Il segreto sta tutto nell’equilibrio. Un cielo troppo pieno di stelle non trasmetterebbe nulla. Così come un cielo spoglio e buio. Un cielo disordinato, privo delle sue costellazioni, non evocherebbe il fascino misterioso delle galassie lontane. E’ così anche per le persone, quelle belle veramente. Non è vero che basta spingere al massimo tutti i pregi di una persona per ottenere una bellezza tale da levarti di bocca ogni parola. Pensate ad una persona troppo altruista: non saprà difendere se stessa quando la vita la costringerà a fregarsene una volta tanto degli altri per prendersi la propria felicità. Pensate ad una persona troppo gentile, e a come gli altri potrebbero approfittarsi di lei. Pensate all’enormità del male esistente nel mondo, e alla facilità con la quale potrebbe schiacciare una persona troppo buona. La vera bellezza non è fatta di eccessi, ma di moderazione.
E metteteci pure qualche bel difetto. Perchè il cielo è fatto anche di stelle meno luminose delle altre, che ti aiutano ad apprezzare quelle che brillano di più. Anche qui in fondo è una questione di equilibrio: qualche difetto deve pur esserci, perchè siamo umani, ma non deve prendere il sopravvento.
Una persona non può decidere di diventare bella come un cielo stellato. Non so se ci si nasca, oppure lo si diventi. Quello che so è che non è una decisione. Perchè conosco persone così, e le osservo. All’inizio mi sembrava possibile rubare il loro segreto. Ma non si può, perchè non c’è nessun segreto. L’equilibrio di virtù e difetti che le rende magnifiche è quasi impossibile da raggiungere: eppure loro lo ricreano ogni giorno. Senza la minima fatica. E’ come se per loro non esistessero alternative al loro essere meravigliosi.
Mi chiedo se sia bello oppure no, essere come un cielo stellato. Riflettendoci, penso che non sia nè bello nè brutto. Per il semplice fatto che una persona così bella non sa di esserlo. Forse non le sembra nemmeno un’ingiustizia che l’altra gente non si fermi a guardarla, non le dia l’attenzione che meriterebbe. Invece è un’ingiustizia, una di quelle enormi. E’ un delitto non dedicare la propria attenzione alla bellezza. Penso però che queste persone, pur non rendendosi conto di nulla, rischino di vivere una grande solitudine. Chi non è bello come loro non può capirle, non fino in fondo. Non può esser loro veramente vicino, non vi può accostare la propria anima. Possono trovarsi fra di loro? Forse è possibile. Ma sono così rare! E’ così improbabile da sembrare impossibile.
D’altra parte io che ci posso fare?
Io non capisco granchè di astronomia, ed nemmeno di “persone belle” se è per questo. Io non sono una persona bella come il cielo stellato. Nemmeno come una singola stella, a dir la verità. Io faccio parte di quella categoria molto estesa di persone che il cielo possono soltanto guardarlo. E lo guardo, eccome. Lo scruto attentamente, meravigliandomi di ogni sua sfumatura. Non posso fare nulla per renderlo più bello (non ha bisogno di me), nè per renderlo meno solo (non posso fare nulla per lui).
E’ una bellezza che mi mette addosso una gran malinconia.
Lo cantava Bennato, che non si può afferrare una stella. Figuriamoci un intero cielo! Non soltanto non puoi afferrarlo: non puoi nemmeno sfiorarlo. Puoi alzare le tue mani finchè vuoi: brancoleranno nel buio. Così ti renderai conto del fatto che è proprio il buio a rendere possibile questo spettacolo. Se tu fossi una persona un po’ più serena, forse avresti mille cose da fare. Non avresti tempo per guardare il cielo. Non avresti tempo per meravigliarti di una persona che non sia tua.
E allora perditi in quel cielo. Chi te lo può impedire? Non sarà mai tuo, e la cosa peggiore è sapere che tu non sarai mai suo. Non potrai mai condividere nemmeno un po’ di quella bellezza esagerata.
Stai molto attento, però. Il cielo invernale è il più bello, ma ha un difetto. Mentre lo guardi non ti accorgi più del freddo che ti circonda. Mentre guardi una persona troppo bella, puoi perdere il gusto che hanno tutte le altre. Congeli, insomma. Te ne stai a naso in su, mentre il tuo corpo congela e anche le tue lacrime diventano freddi cristalli.
Capita che quando tu abbassi lo sguardo e riprendi a camminare, un irreparabile inconveniente sia accaduto dentro di te.
Potrebbe essertisi congelato il cuore.
