Riflessioni Acquatiche
Immaginate che il passato sia acqua. Acqua che può essere un fiume impetuoso e bello (un fiume che però non trovi più…).
Se questo fiume si fosse prosciugato, il laghetto a cui portava potrebbe essere… marcito, pieno di acqua putrida e paludosa.
E se in quell’acqua ci fossero eventi e persone del tuo passato che cercano di tirarti sotto per annegarti?
Boh… un pò del solito delirio in forma di non prosa insomma.
FIUME
Imbocca la strada che porta al fiume
ora che finalmente sei solo
adesso che tu non hai più paura
conosci la strada, ne conosci le pietre
ricordi le piante, la terra, la neve.
Quando ti bagnavi la punta dei piedi,
alla solitudine strappavi un sorriso.
Il fiume era fresco, pulito, gioioso.
Coi piedi scalzi alla tua vita tornavi.
Imbocca la strada che ha portato al fiume
pazzesco pensare che ancora sei solo,
un’odore pungente ti fa un po’ paura
la strada ti sembra un pò troppo diversa
quel che ricordavi, ora è polvere e male
non puoi più bagnarti la punta dei piedi
non riesci a strappare sorrisi al tuo volto.
Coi piedi nel fango, ritorna alla morte:
ora che il fiume no, non scorre più…
LAGO
Non devi avere paura di noi
Siam solo mani senza più braccia
quel che vogliamo è accarezzarti
per poterlo fare… devi tuffarti.
Il lago è profondo ma tu sai nuotare
se esiti ancora poi si farà sera
quest’acqua di notte è un pò meno sicura
anche perchè in cuor tuo c’è un po’ troppa paura.
Ti vogliamo bene anche se ti allontani
Puoi sempre tornare quando lo vorrai
Ti terremo con forza su quel marcio fondale
Affondare, per te, non sarà niente male…
Sbadigli
e chiudere capitoli che sembravano aperti in modo irreversibile insostenibile… chiuderli a chiave e fare finta di dimenticare di buttarla in mare
chiudere libri che si pensavano troppo spalancati per conoscere la chiusura
e vedere quella polvere che ne segna l’usura su una copertina nera
con la voglia di riaprirli di già per sfuggire alla polvere
guardare negli occhi uno specchio e spaventarsi degli occhi del riflesso
sbadigliare teorie poco interessanti su professori troppo comunisti e femmine troppo femministe
sputare con rabbia sul riflesso nel monitor
e rendersi conto che bisogna pulirlo
e ripulire la propria immagine riflessa
e quante teorie del cazzo
e quante pratiche peggio delle teorie
disprezzarti per disprezzarmi un pò di meno
e fingere di odiarti solo perchè non posso ancora amarmi
(Chiedo scusa per l’intervento così lisergico, ma è tutto oggi che leggo il libro di Vasco Brondi e ne sono stato un attimo contaminato. Ma garantisco che i contenuti sono tutti “di testa mia”)
In centro all’orgoglio
Vi invito, a maggior ragione dato che il video l’ho montato io, ad ascoltare questo brano fantastico.
E’ una vecchia canzone del cantautore Moltheni, un autore dalla rara sensibilità ed intelligenza artistica. Che, in quanto tale, adesso ha deciso di ritirarsi dalla stupidità della musica italiana.
Ma bando alle polemiche, e via con la musica.
http://www.youtube.com/watch?v=O3puSMpoMTY
E’ una canzone che parla di un conflitto interiore (Moltheni lo specificò in un’intervista), ma diventa simbolo di ogni tipo di combattimento. Di ogni tipo di guerra, che sia intima, che sia esterna. Il cantautore non è certo il primo artista a sottolineare quanto sia più facile farsi del male che farsi del bene. In questa versione della canzone, cantata in coppia con la splendida Ilenia Volpe, il conflitto si estende ad una coppia: una ragazza contro un ragazzo (è quello che ho cercato di sottolineare con le immagini del video). Se volete vederci dei paralleli con la mia vita sentimentale, liberissimi di farlo. Ma questa canzone in questo momento mi fa venire in mente una situazione del tutto diversa, e cioè il conflitto/amore che mi lega ad un vecchio gruppo di amici.
Innanzitutto il freddo di cui si parla nella prima strofa è quello che mi congela, specialmente in questi giorni, specialmente in queste ore. Ci vorrebbe il calore di un corpo, ma soprattutto il calore di un’anima vicina. Rialzarsi è difficilissimo, a maggior ragione se devo farlo senza quelle persone che significano molto per me.
No, non mi sono comportato in modo corretto, col mondo in generale, e quindi anche con loro. Equivocare gli sguardi degli altri è diventato quasi uno sport per me, quasi un hobby. Vedo ostilità negli occhi degli altri, quasi sempre, spesso a torto. E l’ho sempre accettato, e ho sempre provato a farlo con dignità ed orgoglio. Ma quando quell’ostilità, ben più velata, la vedo negli occhi di… quelle persone… beh, in quel caso le gambe tremano più che mai, e rimanere in piedi è veramente un’impresa che va al di là delle mie possibilità. E poi ho torto, sempre più torto, credi non me ne sia accorto? Ma avere torto non mi semplifica la situazione: sto male lo stesso per quello che subisco da quelle persone. Avere torto e saperlo non mi basta… sto malissimo lo stesso. Non so, forse perché credevo che almeno loro mi avrebbero capito. Che nessun torto sarebbe stato troppo grande per allontanarli da me. Mi sbagliavo, e rendermene conto mi fa venire voglia soltanto di correre più lontano possibile. Piangere, Cadere. Rialzarmi e correre ancora.
(Io non mi illudo che loro abbiano pazienza, e che piangano ancora per me.). Ma a chi voglio darla a bere? Mi ero illuso eccome che mi avessero pianto, che avessero patito la mia lontananza. E invece mi hanno rimpiazzato senza fare troppi complimenti, nel momento in cui la loro pazienza è finita…
(Nel bilancio di quello che manca non voglio escludere certo anche loro) …dato che non avrebbe senso non ammettere che mi mancano, mi mancano terribilmente.
(Non mi parlano da giorni e comprendo quello che provano dentro poiché) … io non sono più nessuno per loro. Loro sono ancora moltissimo per me.
(Li ho colpiti in centro all’orgoglio) Sì, credo di averlo fatto. Di aver ferito il loro orgoglio di buoni amici. Più e più volte, nel corso di quel 2009 che sembra ormai lontanissimo…
CREDEVO DI VINCERE. CHE COSA, NON SO.
Solo sudore
il mio Dio si adora col sudore
lacrima che non scende dagli occhi
pianto che imperla la fronte e la schiena
l’anima la vedi dagli occhi
e dalle lacrime degli occhi,
chi non ha più un anima ha il sudore
mi avevi dato un’anima e l’ho rotta
te la renderò quando lo vorrai
sarà spazzatura, ma ti renderò un corpo glorioso
servo il mio Dio con questo mio corpo
sacerdote di un culto molto privato
la mia Ostia è in ghisa
e cercherò di sollevarla un pò più su
HALLELUJAH
Innanzitutto buon anno a tutti. Ultimo posto dell’anno, tutto per voi. Tommy Dreamer ha abbandonato il wrestling lottato e ci sto malissimo. So che vi fotte poco, ma non potevo non dirlo perchè è la cosa più shokkante del mese, per quanto mi riguarda. Notizia davvero terribile.
Buon anno, baci, Paolo (re Davide)
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Dopo lo sfogo di ieri sera, mi sembra giusto che io pubblichi la canzone che in questi giorni mi ha accompagnato, consolato, cullato. E poi parla del Re Davide. Senza dubbio il personaggio che mi è stato più “accanto” in questo 2009.

Chissà se c’è davvero quella corda segreta. Quella che re Davide suonò per piacere al Signore. Sarebbe bello che io sapessi suonare, sapessi comporre come il Re. Invece tutto quello che posso donare al Signore è questo blog inutile. E’ un pò triste sapere che conta solo la fede. Che in fin dei conti non importa (vero?) la bellezza della melodia che suoni al Signore. Che Lui guarda le intenzioni. Non so se saprà vedere in me qualcosa di buono in questo anno che finalmente sta per finire. Se io fossi il re, quel “baffled” mi calzerebbe a pennello. Sarei il Re più confuso che Lui abbia mai conosciuto. E chissà se riuscirei davvero a rendere la mia vita un Hallelujah… a comporlo, mettendo insieme tutte queste giornate.
La seconda strofa parla invece di Sansone e Dalila. Forse un personaggio che evito… proprio per la sua somiglianza con me. In questa annata ho incontrato e conosciuto, letto e riletto tutto sul re Davide… chissà che il 2010 non sia definitivamente l’anno di Sansone. Che aveva un trono, aveva una forza, aveva il Signore con sè. E si è fatto fregare da una donna, ha permesso che lei gli tagliasse i capelli… posto che se qualcuno, chiunque, mi tagliasse i capelli farebbe un bene all’umanità, dato che fanno schifo… =). Però chissà che io non stia perdendo lentamente molta della mia forza per una donna. E lo sa proprio quel Dio quanto io adesso tenga alla mia forza, quanto la mia forza sia la cosa più importante per me. Ma anche quanto dalle mie labbra, anzi dalla mia gola… lei abbia strappato più di un Hallelujah.
Ci sono già stato altre volte, ho camminato più volte a piedi scalzi su quello sgradevole marmo… no, l’amore non è quasi mai una marcia di vittoria. Quanto è più simile a quel freddo e grave Hallelujah, quello che fa piangere (e non ditemi che non strappa le lacrime a forza, questa canzone meravigliosa…). Quello la cui sensazione è davvero simile ad una camminata a piedi scalzi… no, non una marcia di vittoria…
Vorrei poter dire che ogni respiro di questo 2009 sia stato un Hallelujah… a volte sospirato, a volte pronunciato gemendo (nel senso più blasfemo che ci offre questa canzone… se non l’avete visto guardate Watchmen, e date retta al groviglio di viscere che vi provocherà la scena di sesso sfrenato con l’Hallelujah in sottofondo…), a volte urlato per la gioia, a volte declamato nel silenzio per il dolore…
Ma non ne sono affatto sicuro.
E allora sì, forse un Dio lassù c’è davvero. E’ un forse che tende più al “sì” che al “no”, per quanto mi riguarda…
Ma so che non si offende se gli Hallelujah non sono tutti per lui… si accontenterà di quelli di gioia, di quelli urlati, cantati nella Messa…
Qualche Halleluljah è urlato nel silenzio, mormorato… nella notte lo puoi scambiare con un pianto disperato…
Invece è un basso e grave Hallelujah, che non ha nulla a che vedere con la luce…
“It’s a cold and it’s a broken Hallelujah…”
2009, puoi fotterti come nessuno è stato fottuto mai, adesso non scappi più
Prendi il 2009, strapazzalo a dovere, Paolo.
Cerca di mettere in salvo quello che c’è stato di buono. L’oratorio, i tuoi nuovi amici.
I vecchi amici che hanno resistito al tuo fianco anche in un’annata del genere.
Non ti agitare, che non ne vale la pena.
Chiudi gli occhi e ti correrà nella mente tutto quello che di buono hai ottenuto da questa annata.
E’ poco, ma è meglio di niente.
Hai salvato il salvabile?
Bene.
Dicono che le cose brutte servono, che i periodi difficili sono un tesoro prezioso tanto quanto la felicità. Forse è vero, ma non è necessario che ne tieni neanche un po’: la forza che hanno potuto darti, che tu lo voglia o no, è già tutta dentro di te. Non è necessario che tu ti costringa a ricordare.
Sai che è il momento, e non c’è niente di cui vergognarsi.
Prendi il 2009 e mettilo in una scatola. Ti sei premurato di mettere in salvo le cose belle? Perché non ci sarà ritorno. Questa scatola non la riaprirai mai più.
Ti vedo stranamente sorridente, Paolo.
Quello che stai per fare non è forse la cosa più bella, la più onesta, la più giusta. Eppure era da un pezzo che non ti vedevo così sorridente.
Sigilla quella scatola.
Con attenzione! Non sia mai che un po’ di 2009 scampi al disastro, sopravviva.
E’ un anno che aspetti questo momento, goditelo.
Quella insignificante scatoletta è il 2009, che ti ha fatto stare male come un cane. Ora è nelle tue mani.
Il falò che mi avevi chiesto è acceso. E’ tutto pronto. Non sarà facile, ma so che ce la farai. Me ne vado, è giusto che tu rimanga solo con lui, con quel maledetto 2009.
Fai quel che devi fare.
Delirio Natalizio
Ho davanti a me 45 minuti, poi viene Elena e si va per la tradizionale pizza natalizia.
E’ tutto oggi che ho una strana malinconia natalizia e adesso provo a sfogare qualcosa per scritto, magari serve a qualcosa e magari no.
Ognuno ha diritto al suo pezzetto di Natale, perfino io! Per i bambini è un momento magico e unico, atteso con ansia per mesi e mesi. Poi a volte rischia di sbiadire nella propria anima (arriva e quasi non eri pronto, non te l’aspettavi). Se poi anche in ambito religioso sei stato una frana, rischia davvero di essere un giorno come tutti gli altri… che cosa orribile.
Dai, quest’anno non è stato il mio caso. Penso di essermi reso conto che il Natale stava arrivando solo con l’inizio della Novena, però è decisamente meglio di niente. Meglio dell’anno scorso quando quella mattina mi ero quasi dimenticato che non era “una domenica qualsiasi”.
Ieri sera è stata una serata un po’ tra alti e bassi, ma ci sono stati momenti così magici che quasi mi vengono i brividi a pensarci.
Tra l’altro ieri sera è finito Scrubs: è impressionante pensare che sono passati un sacco di anni dalla prima volta che l’abbiamo visto, quella mitica prima serie che ci aveva rapiti fin da subito.
Natale combacia praticamente con la fine dell’anno: quindi ci può stare anche un po’ di resoconto, dato che questo potrebbe essere (non è detto che lo sarà per forza) l’ultimo post dell’anno.
E’ inutile negarlo o fare finta di niente per apparire meno malinconico: il 2009 è stato il peggior anno della mia vita. E’ stato terribile, anche peggio di quel 2008 che mi ero lasciato alle spalle con tanto sollievo. Questo però non significa che sia stato un anno inutile. Ho imparato tante cose, forse più che negli anni felici. Ho trovato nuovi amori, nuovi amici, nuovi modi di vivere determinati momenti. Non è tutto da buttare via. Il “nuovo giro di amici” (per quanto possa sembrare buffo alla mia età parlare di giro di amici) è diventato via via sempre più importante per la mia vita, e mi ha regalato momenti davvero ottimi (indimenticabili sarebbe una delle mie solite esagerazioni, invece “ottimi” rende proprio l’idea). Il “vecchio giro di amici” non so se ha capito più di tanto il mio distacco (che non è totale e che spero non venga percepito come tale). Le persone per me più importanti già lo sanno: se non esco tanto spesso con loro, il problema non sono loro, sono io. E non è che non abbia voglia, o che preferisca fare altro (una partita mediocre della Juve contro una seratona con tutti gli amici? Ragazzi, non c’è paragone! Non lo dico per scherzare). A volte mi prende la malinconia, e mi porta ad isolarmi, e a sentirmi un fallito quando sono con più di tre persone contemporaneamente. E allora è dura. E allora sì, il bar diventa preferibile. Ma non è colpa dei miei amici, la colpa è soltanto mia, se colpa deve esserci.
E in quelle serate malinconiche e un po’ tristi, chi non mi ha mai tradito è la Signora, la Juventus. Si è ritagliata partita dopo partita uno spazio sempre più importante nel mio cuore. A volte fa male. Ultimamente, fa più male che altro. Però è bello sentirsi innamorati, sentirsi vicini a lei quando soffre, e anche quando vince. Gioire fin nel profondo dell’anima per ogni rete realizzata (ti ricordi, amico dei tempi che furono? Un tempo quella gioia me la sapevano dare soltanto i baci).
L’oratorio è una delle cose più importanti del 2009, uno dei pochi paletti di positività. Ma non starò a dilungarmi, per non essere noioso.
L’altro paletto positivo, anzi positivissimo, è la forza fisica, che lentamente ha ricominciato a crescere, dopo un brutto periodo di stallo. Anche se spesso le altre attività mi rubano molto del tempo sacrosantamente dedicato alla palestra, devo complimentarmi con me stesso per la costanza e la serietà con cui ho provato ad affrontare questa sfida nell’ultimo periodo di tempo. E dedicarmi soltanto alla forza (e non più alla massa) mi ha anche tolto quel brutto vizio di guardarmi allo specchio cercando miglioramenti che spesso latitano. Ora è la forza che cerco: e quella la sento dentro di me, nessun altro deve dirmi se sono migliorato o no, nemmeno lo specchio. Sono io a saperlo, sentirlo, gustarlo, viverlo.
Mi sa che vi saluto, cari lettori.
Un augurio speciale per voi… non sto scherzando, tengo davvero molto a voi, anche se nella mia mente siete una massa informe e senza volto (tolto qualcuno, non so chi legge il mio blog… non so nemmeno SE qualcuno lo legge). Tengo a voi perché perdete un po’ del vostro tempo a leggere quel che penso del mondo, della vita, di me stesso.
Grazie di cuore, e che il 2010 sappia ricompensare questa vostra bontà con una bella saccata di noccioline (a chi non piacciono le noccioline??).
Stay Cool, sentitamente vostro, Paolo.
Inverno
GHIACCIO
Sentivo ancora,
opprimente fantasma
la forza di gravità
sulle spalle e sul cuore…
Quando la tua mano
ha stretto la mia
non ho dubitato un attimo
che fossi Tu,
e con una dolcezza innaturale
mi hai sollevato
nel freddo cielo blu.
Volo
ma non posso rallegrarmene
se Tu hai i piedi ancorati nel ghiaccio
NEVE
Se avessi un cuore
lo nasconderei nella neve in un bosco…
Lo proteggerebbe dal ghiaccio e dai malvagi,
da chi giudica e chi disprezza.
Lo riprenderei in primavera,
quando sbocciano fiori e amori:
sarebbe così pulito e fresco che,
con la forza inarrestabile
di un dolce soffio di vento,
si prenderebbe cura
dell’intera anima mia
SOLE
Provi a sorridere dietro le nubi
provi a spezzare la morte del ghiaccio
tenti di farti largo tra i fiocchi che cadono.
Non sei che la pallida ombra
di quell’astro di fuoco
che rideva d’agosto.
Eppure mi cerchi,
non ti arrendi,
sorridi.
Il Presidente ferito
Il Presidente ferito è un argomento col quale, volente o nolente, non potrei non confrontarmi.
Mettiamo subito le mani avanti: non sono certamente un santo, e ieri nel vedere le immagini di Silvio colpito al volto da un fanatico, la prima reazione è stata di divertimento e gioia. No, non sono un mostro. E prima che qualcuno si affacci per dirlo… non sono stato condizionato dal presunto clima d’odio instillato da PD, Di Pietro e comunisti vari. Per il solo e semplice motivo che ho da tempo ripudiato anche loro, e le loro parole, alle mie orecchie, non sono poi tanto più sensate di quelle del Presidentissimo. Mai.
La gioia per un attimo è emersa lo stesso. Non in virtù di questo presunto odio, ma per aver visto sfigurato l’uomo che meglio rappresenta la decadenza, l’ignoranza italiana.
Lo stesso uomo che poche ore prima pare si sia reso protagonista dell’ennesimo siparietto (a suo dire divertente) in cui a un congresso di capi di stato ha disegnato e mostrato ai suoi colleghi… indumenti intimi da donna.
Non dimentichiamo che quel Silvio ferito e confuso è lo stesso che pochi giorni prima ha sparato a zero sulla magistratura e sul Presidente della Repubblica. E allora non era ferito, ma magari confuso sì, lo stesso.
Insomma, a mente fredda non possiamo non condannare il gesto di quello squilibrato.
Ma un volta tanto non mi dissocio da quanto detto dalla Bindi: condanniamo il gesto, ma non dimentichiamo che lui stesso è colpevole per il clima di odio politico che si è formato nel paese.
Non ha senso affermare il contrario. E’ lo stesso che ha impunemente dato dei coglioni agli elettori di sinistra. Lo stesso imbecille che ha imperversato sugli articoli di gossip per tutta l’estate (e molto meno su quelli politici).
Per favore, non facciamone un Santo. Che è un po’ quel che ho visto oggi frequentando la bacheca su Facebook dell’Onorevole Casini.
Un utente risponde al cordiale e ineccepibile messaggio di Casini (“Ho chiamato al telefono Berlusconi, l’ho sentito provato, a lui la nostra solidarietà incondizionata. E’ necessario ritrovare il senso della misura, soprattutto deve farlo chi ha responsabilità.”): “Ora cerca di recuperare onorevole?Prevenire sarebbe meglio”. Perché, Casini ha forse armato la mano di quello squilibrato? Ha forse fomentato un clima d’odio? No di certo! Ha soltanto denunciato le imbecillità del premier. Un dovere morale di ogni politico, peraltro! Avrebbe forse dovuto applaudire le imbecillaggini di Berlusconi solo per evitare che, un giorno, uno squilibrato cercasse di ammazzarlo a colpi di Duomo?
Un altro utente esclama: “Caro Onorevole, il paese chiede a Lei uno sforzo di apertura verso il PdL in un momento di sterili contrapposizioni. Cari saluti”. Ma come sarebbe a dire? Solo perché è stato aggredito in piazza dovremmo tutti calarci le braghe al suo passaggio? Non confondiamo il rispetto per l’uomo e la sua dignità umana (sì, questo rispetto lo merita perfino Berlusconi) e il rispetto per le idee politiche (questo rispetto Silvio, a mio modo di vedere, NON lo merita).
Decine, poi, gli utenti che prendono una violenta distanza dalla sinistra, minacciando il leader dell’UDC di privarlo del loro voto se lui dovesse accettare alleanze con chi fomenta l’odio.
A ridaje. Ma chi ha mai detto, ad un comizio, “Prendete una statuetta del Duomo e tiratela in testa a Berlusconi”? Nessuno, mi risulta. Neppure lo spettrale Di Pietro, divenuto simbolo della violenza inconsulta verso il Premier.
Moderiamo i toni, per cortesia.
Non c’è stato nessun attentato, la democrazia non è in pericolo (almeno, non per quanto riguarda gli attacchi che potrebbe portarLe il popolo) e la sinistra (nella quale comunque NON mi rispecchio) non ha nessuna colpa in quanto è accaduto.
Anche se il sempre più Santo tra i Santi, appena sarà uscito dall’ospedale, non mancherà di accollarle la responsabilità dell’accaduto.
Che noia, sempre le stesse cose.
Già lo sento, “Comunisti di qua, comunisti di là… creano odio… non sanno cos’è l’amore… io sono il Cristo in terra… ecc ecc”.
Uff, in effetti nemmeno un gesto eclatante come questo riuscirà a spezzare la solita spirale di noia.
Stupido + Lontano da qui
Stupido
come piangere un raccolto inesistente
avendo piantato a dicembre
come lamentarsi dell’acqua gelida del mare
tuffandosi a Natale
o desolarsi se sotto l’albero non hai regali
sotto il sole cocente di agosto.
Stupido come non sapere
quando è inverno e quando è estate:
quando sarà la stagione di noi?
******
Cosa conta l’amore
in una società in guerra?
Cosa conta la stoica resistenza
in un mondo che, nel suo precario incedere,
si affida solo al caso?
Cosa conta sperare
quando i cuori dell’umanità
sono putrescente ammasso
in luogo invisibile e ben chiuso?
Tieni stretto il tuo bambino
col terrore negli occhi
e cerca di portarlo
lontano da qui.
